ALTER EGO
JUSY JB PATTZ
Capitolo I
Il senso di stordimento avvolge la mia testa.
Lentamente apro gli occhi.
Dove sono? Cosa mi è successo?
Mi guardo intorno, sono in una camera da letto... non è la mia, ma mi è familiare.
Penso, ma non mi viene in mente dove l'ho già vista.
Cerco di ricordarmi, mi duole la nuca, la tasto ma non ho ferite.
Sento uno strano sapore in bocca.
Vedo un bicchiere d'acqua sul comodino, adagio ne prendo piccoli sorsi, faccio anche dei bei respiri, ho bisogno d'aria, aria pulita.
A rilento i miei pensieri frenetici si calmano e i ricordi si riordinano, dando la spiegazione a tutti i miei quesiti.
Tutto è iniziato quando sono entrata nella sua pagina di facebook, da quel giorno ci passo ore ed ore.
Ho iniziato a commentare i suoi post e a lui piaceva. Anche lui guardava e commentava i miei post, le mie foto, la mia vita.
Siamo passati ai messaggi privati, prima brevi frasi poi lunghe chiacchierate, infine il suo invito a conoscerci di persona.
Oh... ora ricordo. Questa è la sua camera da letto, ha postato le foto, prima e dopo i lavori.
È uguale ma è anche diversa... sulle foto c'erano grandi vetrate, qui ci sono solo pareti.
Non vedo neanche una porta, a parte quella aperta del bagno.
Mi alzo, i miei occhi ancora una volta scrutano la stanza. Alla fine noto su una delle pareti la sagoma di una porta.
Guardo meglio... lo è, ma non ha maniglia, non ha serratura.
Appoggio l'orecchio alla parete... nulla, non si sente niente.
Entro in bagno, mi rinfresco il viso e un altro pezzo di puzzle s'incastra.
Ho accettato l'invito e sono venuta a casa sua, l'uomo che mi ha aperto... molto elegante e formale, mi ha fatto accomodare in salotto, lui sarebbe sceso a minuti e poi... mi sono risvegliata qui.
Perché?
È sempre stato così gentile nei miei confronti, non capisco...
Che intenzioni ha?
Cosa devo aspettarmi?
Da quanto sono qui?
E i miei saranno già preoccupati della mia assenza?
Sanno dove potermi trovare?
Hanno già chiamato le mie amiche?
E loro, gli hanno detto la verità?
Avrei dovuto ascoltarle, che pensavo di fare venendo a conoscerlo?
Eppure... dovevo farlo. Contro ogni logica, contro ogni buon senso.
Lentamente apro gli occhi.
Dove sono? Cosa mi è successo?
Mi guardo intorno, sono in una camera da letto... non è la mia, ma mi è familiare.
Penso, ma non mi viene in mente dove l'ho già vista.
Cerco di ricordarmi, mi duole la nuca, la tasto ma non ho ferite.
Sento uno strano sapore in bocca.
Vedo un bicchiere d'acqua sul comodino, adagio ne prendo piccoli sorsi, faccio anche dei bei respiri, ho bisogno d'aria, aria pulita.
A rilento i miei pensieri frenetici si calmano e i ricordi si riordinano, dando la spiegazione a tutti i miei quesiti.
Tutto è iniziato quando sono entrata nella sua pagina di facebook, da quel giorno ci passo ore ed ore.
Ho iniziato a commentare i suoi post e a lui piaceva. Anche lui guardava e commentava i miei post, le mie foto, la mia vita.
Siamo passati ai messaggi privati, prima brevi frasi poi lunghe chiacchierate, infine il suo invito a conoscerci di persona.
Oh... ora ricordo. Questa è la sua camera da letto, ha postato le foto, prima e dopo i lavori.
È uguale ma è anche diversa... sulle foto c'erano grandi vetrate, qui ci sono solo pareti.
Non vedo neanche una porta, a parte quella aperta del bagno.
Mi alzo, i miei occhi ancora una volta scrutano la stanza. Alla fine noto su una delle pareti la sagoma di una porta.
Guardo meglio... lo è, ma non ha maniglia, non ha serratura.
Appoggio l'orecchio alla parete... nulla, non si sente niente.
Entro in bagno, mi rinfresco il viso e un altro pezzo di puzzle s'incastra.
Ho accettato l'invito e sono venuta a casa sua, l'uomo che mi ha aperto... molto elegante e formale, mi ha fatto accomodare in salotto, lui sarebbe sceso a minuti e poi... mi sono risvegliata qui.
Perché?
È sempre stato così gentile nei miei confronti, non capisco...
Che intenzioni ha?
Cosa devo aspettarmi?
Da quanto sono qui?
E i miei saranno già preoccupati della mia assenza?
Sanno dove potermi trovare?
Hanno già chiamato le mie amiche?
E loro, gli hanno detto la verità?
Avrei dovuto ascoltarle, che pensavo di fare venendo a conoscerlo?
Eppure... dovevo farlo. Contro ogni logica, contro ogni buon senso.
Una musica si diffonde nella stanza, ma non è la sua musica, è un'aria d'opera, bellissima ma allora perché il mio corpo è all'erta?
Il cuore impazzisce nel mio petto, inizio a sudare freddo, tremo, i miei peli si drizzano e lentamente indietreggio non smettendo di fissare la porta.
Tutto il mio corpo è attraversato da un'unica sensazione: paura!
Il cuore impazzisce nel mio petto, inizio a sudare freddo, tremo, i miei peli si drizzano e lentamente indietreggio non smettendo di fissare la porta.
Tutto il mio corpo è attraversato da un'unica sensazione: paura!
Testo canzone:
La serenata d'amore
Sommessi ti implorano
i miei canti, nella notte,
giù nel silente boschetto,
mia cara, vieni a me.
Sussurrando stormiscono morbidi gli alberi
al chiaro di luna,
del traditore che ascolta nemico,
non avere paura, amore.
Senti cantare gli usignoli?
Ah, è te che implorano,
coi loro dolci lamenti
ti implorano per me.
Capiscono il desiderio del cuore,
conoscono la pena d'amore,
commuovono col loro canto d'argento
ogni cuore tenero.
Lascia che anche il tuo cuore si commuova,
diletta, ascoltami,
tremante d'ansia ti aspetto!
Vieni, fammi felice!
i miei canti, nella notte,
giù nel silente boschetto,
mia cara, vieni a me.
Sussurrando stormiscono morbidi gli alberi
al chiaro di luna,
del traditore che ascolta nemico,
non avere paura, amore.
Senti cantare gli usignoli?
Ah, è te che implorano,
coi loro dolci lamenti
ti implorano per me.
Capiscono il desiderio del cuore,
conoscono la pena d'amore,
commuovono col loro canto d'argento
ogni cuore tenero.
Lascia che anche il tuo cuore si commuova,
diletta, ascoltami,
tremante d'ansia ti aspetto!
Vieni, fammi felice!
Capitolo II
Mi sto preparando per lei.
Prima doccia, ora barba.
La lama scivola sulla mia pelle e immagino lei che con la bocca, con la lingua, percorre il mio profilo, le mandibole, le labbra, per poi impossessarsi della bocca come io m'impossesserò della sua, dando inizio alla nostra “aria”.
Mi guardo soddisfatto allo specchio, sorrido, ora devo scegliere il vestito, ci vuole qualcosa di adatto all'occasione, in fondo è il nostro primo incontro.
Apro l'armadio, la mano sfiora le giacche, le camicie, i pantaloni. Tiro fuori due, tre modelli per ogni capo, li stendo sul letto, li osservo e poi decido.
Raccolgo i miei capelli in una coda bassa, con un nastrino nero.
Appagato alla vista dell'uomo che vedo riflesso, “tremante d'ansia”, mi accingo a raggiungere la mia “diletta” pronta a “farmi felice”.
Prima doccia, ora barba.
La lama scivola sulla mia pelle e immagino lei che con la bocca, con la lingua, percorre il mio profilo, le mandibole, le labbra, per poi impossessarsi della bocca come io m'impossesserò della sua, dando inizio alla nostra “aria”.
Mi guardo soddisfatto allo specchio, sorrido, ora devo scegliere il vestito, ci vuole qualcosa di adatto all'occasione, in fondo è il nostro primo incontro.
Apro l'armadio, la mano sfiora le giacche, le camicie, i pantaloni. Tiro fuori due, tre modelli per ogni capo, li stendo sul letto, li osservo e poi decido.
Raccolgo i miei capelli in una coda bassa, con un nastrino nero.
Appagato alla vista dell'uomo che vedo riflesso, “tremante d'ansia”, mi accingo a raggiungere la mia “diletta” pronta a “farmi felice”.
*****
La gente mi acclama.
La folla mi chiama.
Il pubblico chiede di nuovo il bis.
Ringrazio i miei fans ma devo andare.
Dopo due ore di concerto e più di mezz'ora di bis, le mie corde vocali non possono continuare.
La mia guardia del corpo, oltre a proteggermi, mi allunga un asciugamano per tamponare il sudore mentre scendo dal palco e mi dirigo nel mio camerino.
È incredibile il successo che ho ottenuto in così poco tempo.
Pensare che è nato tutto per gioco e invece... sono in vetta alle classifiche.
La mia musica va a ruba, sono sommerso dagli impegni: concerti, registrazioni in studio e video musicali.
Questa fama potrebbe dar la testa a chiunque, per fortuna le persone a me care mi sono vicine e mi tengono con i piedi ben saldi a terra.
Ora capisco come tanta gente dello spettacolo possa trovarsi coinvolto in storie di droga, di sesso... è facile, molto facile.
La folla mi chiama.
Il pubblico chiede di nuovo il bis.
Ringrazio i miei fans ma devo andare.
Dopo due ore di concerto e più di mezz'ora di bis, le mie corde vocali non possono continuare.
La mia guardia del corpo, oltre a proteggermi, mi allunga un asciugamano per tamponare il sudore mentre scendo dal palco e mi dirigo nel mio camerino.
È incredibile il successo che ho ottenuto in così poco tempo.
Pensare che è nato tutto per gioco e invece... sono in vetta alle classifiche.
La mia musica va a ruba, sono sommerso dagli impegni: concerti, registrazioni in studio e video musicali.
Questa fama potrebbe dar la testa a chiunque, per fortuna le persone a me care mi sono vicine e mi tengono con i piedi ben saldi a terra.
Ora capisco come tanta gente dello spettacolo possa trovarsi coinvolto in storie di droga, di sesso... è facile, molto facile.
*****
Non capisco perché hanno chiamato noi.
Mi sembra un normalissimo duplice omicidio... Certo il farli inginocchiare e piantargli un colpo secco alla base della nuca, può far sembrare che c'entri la mafia... Le loro classiche esecuzioni ma, non credo proprio.
Hmmm... vediamo, due operai edili... potrebbero aver fatto qualche lavoro di pulizia, essersi sbarazzati di qualche cadavere per la mafia.
Aver occultato qualche corpo in uno degli ultimi lavori di costruzione fatti e ovviamente questa è la loro ricompensa per farli tacere.
Eppure... c'è qualcosa che non mi convince.
Dalle prime indagini, sembrano non essere collegati a nessun giro di crimine organizzato.
Inoltre si sarebbero dati tanto da fare per coprire eventuali omicidi e poi lasciano questi due in bella vista?
Tutti dicono che è un caso semplice... Ma no, qualcosa stona.
Il mio istinto dice che non è così.
Mi sembra un normalissimo duplice omicidio... Certo il farli inginocchiare e piantargli un colpo secco alla base della nuca, può far sembrare che c'entri la mafia... Le loro classiche esecuzioni ma, non credo proprio.
Hmmm... vediamo, due operai edili... potrebbero aver fatto qualche lavoro di pulizia, essersi sbarazzati di qualche cadavere per la mafia.
Aver occultato qualche corpo in uno degli ultimi lavori di costruzione fatti e ovviamente questa è la loro ricompensa per farli tacere.
Eppure... c'è qualcosa che non mi convince.
Dalle prime indagini, sembrano non essere collegati a nessun giro di crimine organizzato.
Inoltre si sarebbero dati tanto da fare per coprire eventuali omicidi e poi lasciano questi due in bella vista?
Tutti dicono che è un caso semplice... Ma no, qualcosa stona.
Il mio istinto dice che non è così.
*****
Sono piacevoli queste chiacchierate con mio padre.
Appena posso cerco di passare da lui, pensare che fino a poco tempo fa non ci parlavamo... la mamma è contenta, le mancavo ai pranzi domenicali.
Non capisco neanche come siamo arrivati al punto di rottura... ah già, il mio caratteraccio.
Sì, vero, pessimo ma, non ce la facevo proprio più a sentire i suoi consigli sul mio stile di vita.
Che, voglio dire, non mi sembra di fare chissà cosa. Si può dire che lavori solo!
D'altronde più sei giovane e più devi lottare per farti un nome, in ufficio si arriva per primi e si esce per ultimi.
Sicuramente mi prendo anche il tempo per i miei svaghi ma una relazione seria al momento è impensabile, cosa che farebbe piacere a mio padre invece di vedermi frequentare i club in cui sono di casa ormai.
Al contrario dei miei fratelli, entrambi già felicemente fidanzati e prossimi al matrimonio.
No che non lo desideri un rapporto del genere: la vedo la felicità nei miei fratelli quando stanno con le loro metà, quando fanno progetti insieme, quando si sostengono a vicenda e la provo un po' d'invidia, non lo nascondo.
Piacerebbe anche a me rientrare a casa la sera e trovare qualcuno che mi accoglie, che mi chieda: “Come è andata la giornata amore?”.
Interesserebbe anche a me vivere una sana e seria relazione... ma prima devo farmi un nome nel mio campo.
Mmpf, che pensieri... se avessi già trovato la mia anima gemella, non ci sarebbe niente e nessuno ad impedire di vivermi la mia storia.
Appena posso cerco di passare da lui, pensare che fino a poco tempo fa non ci parlavamo... la mamma è contenta, le mancavo ai pranzi domenicali.
Non capisco neanche come siamo arrivati al punto di rottura... ah già, il mio caratteraccio.
Sì, vero, pessimo ma, non ce la facevo proprio più a sentire i suoi consigli sul mio stile di vita.
Che, voglio dire, non mi sembra di fare chissà cosa. Si può dire che lavori solo!
D'altronde più sei giovane e più devi lottare per farti un nome, in ufficio si arriva per primi e si esce per ultimi.
Sicuramente mi prendo anche il tempo per i miei svaghi ma una relazione seria al momento è impensabile, cosa che farebbe piacere a mio padre invece di vedermi frequentare i club in cui sono di casa ormai.
Al contrario dei miei fratelli, entrambi già felicemente fidanzati e prossimi al matrimonio.
No che non lo desideri un rapporto del genere: la vedo la felicità nei miei fratelli quando stanno con le loro metà, quando fanno progetti insieme, quando si sostengono a vicenda e la provo un po' d'invidia, non lo nascondo.
Piacerebbe anche a me rientrare a casa la sera e trovare qualcuno che mi accoglie, che mi chieda: “Come è andata la giornata amore?”.
Interesserebbe anche a me vivere una sana e seria relazione... ma prima devo farmi un nome nel mio campo.
Mmpf, che pensieri... se avessi già trovato la mia anima gemella, non ci sarebbe niente e nessuno ad impedire di vivermi la mia storia.
Capitolo III
Rientrando in sede, mi dirigo al mio posto e, non volendo, ascolto la conversazione che si svolge alla scrivania accanto:
«Buongiorno, signori...?»
«Wallace.».
«Prego, accomodatevi pure signori Wallace. Allora siete qui per denunciare un rapimento, se non ho capito male.».
«Sì, nostra figlia, Oona, sono tre giorni che manca da casa.», la voce comincia ad incrinarsi.
«Come mai siete venuti direttamente da noi?»
«Siamo andati dallo sceriffo locale ma...» l'uomo si prende una lunga pausa, troppo lunga per la donna che interviene decisa:
«Oona è maggiorenne e non possono, o non vogliono, procedere.».
«Capisco.».
«No, lei non capisce!».
«Claire...».
«È così Richard, è inutile che mi riprendi.» ormai la donna si sta alterando, «Lo sceriffo, non ci ha fatto nemmeno parlare appena ha sentito l'età di nostra figlia. Possiamo benissimo denunciare quel JH, ma non ci ha proprio ascoltato!».
«Wallace.».
«Prego, accomodatevi pure signori Wallace. Allora siete qui per denunciare un rapimento, se non ho capito male.».
«Sì, nostra figlia, Oona, sono tre giorni che manca da casa.», la voce comincia ad incrinarsi.
«Come mai siete venuti direttamente da noi?»
«Siamo andati dallo sceriffo locale ma...» l'uomo si prende una lunga pausa, troppo lunga per la donna che interviene decisa:
«Oona è maggiorenne e non possono, o non vogliono, procedere.».
«Capisco.».
«No, lei non capisce!».
«Claire...».
«È così Richard, è inutile che mi riprendi.» ormai la donna si sta alterando, «Lo sceriffo, non ci ha fatto nemmeno parlare appena ha sentito l'età di nostra figlia. Possiamo benissimo denunciare quel JH, ma non ci ha proprio ascoltato!».
JH? Questo nome...
«Signora Wallance, mi dispiace ma potrebbe non essere un caso che Oona abbia aspettato il raggiungimento della maggiore età, può essersi allontanata di sua spontanea volontà...»
«Oona, non ha motivo di andarsene di casa.», irrompe fiera la donna per poi addolcirsi di nuovo, «La prego, mi creda, non ci avrebbe mai lasciati.».
«Oona, non ha motivo di andarsene di casa.», irrompe fiera la donna per poi addolcirsi di nuovo, «La prego, mi creda, non ci avrebbe mai lasciati.».
*****
Il mio aereo sta per atterrare, guardo dal finestrino e oltre alla mia limousine vedo almeno una decina di macchine scure ma con dei lampeggianti accesi.
Accidenti la mia manager ha fatto le cose in grande stavolta, addirittura la scorta.
Eppure sa che odio mettermi in mostra, strano che abbia organizzato in questo modo il mio rientro.
Beh... se questa pomposità mi permette di arrivare prima, ben venga!
Non vedo l'ora di andare a casa e di godermi un po' di tranquillità.
Finalmente le ruote toccano terra e io mi preparo a scendere insieme alla mia guardia del corpo.
Sorrido a questo appellativo, chi l'avrebbe detto che avremmo trovato tutti il proprio posto in questa mia nuova vita.
Siamo solo noi due stavolta, strano, vengono sempre con noi.
Evidentemente dovevano combinare qualcosa e ci volevano fuori dai piedi.
Quando il portellone si apre, attendo che posizionano la scaletta e intanto do un'occhiata in giro.
Non vedo Eric attendermi, come suo solito, accanto alla limousine.
Quelli che credo essere agenti in borghese, sono invece tutti fuori dalle macchine in attesa ma pronti... come se dovessero intervenire da un momento all'altro.
Una donna, mai vista né conosciuta, si posiziona alla fine della scaletta.
Il suo sguardo non promette nulla di buono, come la sua postura che ha un qualcosa di minaccioso.
Mi giro verso l'unica faccia amica, il suo viso è un punto interrogativo, come il mio.
Cosa diavolo sta succedendo?
Accidenti la mia manager ha fatto le cose in grande stavolta, addirittura la scorta.
Eppure sa che odio mettermi in mostra, strano che abbia organizzato in questo modo il mio rientro.
Beh... se questa pomposità mi permette di arrivare prima, ben venga!
Non vedo l'ora di andare a casa e di godermi un po' di tranquillità.
Finalmente le ruote toccano terra e io mi preparo a scendere insieme alla mia guardia del corpo.
Sorrido a questo appellativo, chi l'avrebbe detto che avremmo trovato tutti il proprio posto in questa mia nuova vita.
Siamo solo noi due stavolta, strano, vengono sempre con noi.
Evidentemente dovevano combinare qualcosa e ci volevano fuori dai piedi.
Quando il portellone si apre, attendo che posizionano la scaletta e intanto do un'occhiata in giro.
Non vedo Eric attendermi, come suo solito, accanto alla limousine.
Quelli che credo essere agenti in borghese, sono invece tutti fuori dalle macchine in attesa ma pronti... come se dovessero intervenire da un momento all'altro.
Una donna, mai vista né conosciuta, si posiziona alla fine della scaletta.
Il suo sguardo non promette nulla di buono, come la sua postura che ha un qualcosa di minaccioso.
Mi giro verso l'unica faccia amica, il suo viso è un punto interrogativo, come il mio.
Cosa diavolo sta succedendo?
Capitolo IV
Non aspetto neanche che scenda dall'aereo che già mi presento:
«Buona sera, F.B.I., agente speciale Swan, lei è il signor Jasper Hale, detto anche JH?».
«F.B.I.?», i suoi passi rallentano.
«Lei è Jasper Hale?».
«Sì, sì sono io ma...»
«Conosciuto anche come JH, il nuovo cantante rock?», ormai mi è di fronte con dietro la sua guardia del corpo, attonita come lui.
«Sì, sì ma cosa...»
«Signor Hale, mi segue spontaneamente per rispondere a qualche domanda o devo procedere con l'arresto?».
«Arresto?».
«Dica al gorilla di stare al suo posto, anche perché le sto facendo un favore.».
«Un favore?», interviene lo scimmione.
«Posso arrestarla visto che c'è una denuncia a suo nome o, come le ho detto, può seguirmi in sede e ne parliamo.» lo vedo titubante e si scambia sguardi con il gorilla, «Se preferisce le metto i ferri davanti ai suoi fans, magari le serve un po' di pubblicità gratuita.» mentre lo dico, faccio per prendere le manette ma con la voce mi ferma.
«No, no... va bene la seguo.».
«Jasper... non credo che...»
«È meglio che vada, tu chiama...»
«Certo che lo chiamo. Consideralo già fatto.».
«F.B.I.?», i suoi passi rallentano.
«Lei è Jasper Hale?».
«Sì, sì sono io ma...»
«Conosciuto anche come JH, il nuovo cantante rock?», ormai mi è di fronte con dietro la sua guardia del corpo, attonita come lui.
«Sì, sì ma cosa...»
«Signor Hale, mi segue spontaneamente per rispondere a qualche domanda o devo procedere con l'arresto?».
«Arresto?».
«Dica al gorilla di stare al suo posto, anche perché le sto facendo un favore.».
«Un favore?», interviene lo scimmione.
«Posso arrestarla visto che c'è una denuncia a suo nome o, come le ho detto, può seguirmi in sede e ne parliamo.» lo vedo titubante e si scambia sguardi con il gorilla, «Se preferisce le metto i ferri davanti ai suoi fans, magari le serve un po' di pubblicità gratuita.» mentre lo dico, faccio per prendere le manette ma con la voce mi ferma.
«No, no... va bene la seguo.».
«Jasper... non credo che...»
«È meglio che vada, tu chiama...»
«Certo che lo chiamo. Consideralo già fatto.».
*****
Percorro le strade di Los Angeles, con la capote abbassata mi godo la luce del tramonto e il clima piacevole.
Sto per accendere lo stereo per dare il tocco finale a questo quadro quando il cellulare squilla.
Accidenti, spero che non sia l'ufficio, non mi va proprio di tornare e di chiudermi dentro quelle quattro mura.
Guardo il display, sorrido.
«Allora? Siete arrivati? Come... Ma che stai dicendo.... Ma perché... dove? Arrivo!».
Sto per accendere lo stereo per dare il tocco finale a questo quadro quando il cellulare squilla.
Accidenti, spero che non sia l'ufficio, non mi va proprio di tornare e di chiudermi dentro quelle quattro mura.
Guardo il display, sorrido.
«Allora? Siete arrivati? Come... Ma che stai dicendo.... Ma perché... dove? Arrivo!».
Capitolo V
«Io non so nulla di questa ragazza! Come glielo devo dire?».
«Si calmi signor Hale, non è il caso di urlare.».
«Si calmi... Non è il caso... Come, come posso calmarmi?».
«Si rimetta seduto!».
«Dio, non sta succedendo a me tutto questo!» si risiede, appoggiando i gomiti sul tavolo e tenendosi la testa tra le mani.
Sono pronta a porgli un'altra domanda quando una furia spalanca la porta della sala interrogatori, facendo sobbalzare sia me che il sospettato:
«Tu, stai zitto!» lo ammonisce, «E lei, si ritroverà in guai seri. Il mio studio già ha inviato una querela...»
«Addirittura? E per cosa?», lo interrompo e non mi faccio intimidire. Nel frattempo faccio cenno all'agente che lo ha seguito, di non intromettersi e di chiudere la porta.
Dopo un primo momento di stupore, la furia, si avvicina al tavolo, poggia i pugni e si erge verso di me:
«Facciamo dello spirito. Sa benissimo che non può interrogare un sospettato senza il suo avvocato.».
Mi alzo anch'io assumendo la sua stessa postura, siamo una di fronte l'altro, certo con... trenta?... quaranta?... okay, con un bel po' di centimetri di differenza:
«E lei sa benissimo che questa cosa è valida solo se il sospettato richiede la presenza dell'avvocato.».
«Appunto!».
«Al signor Hale non sono stati letti i suoi diritti.», a questa mia affermazione gli escono gli occhi fuori dalle orbite. Quasi sbuffando, continuo:
«Il signor Hale non è in stato di arresto, è qui di sua spontanea volontà per rispondere a qualche domanda.», sempre più sorpreso, rivolge lo sguardo al suo assistito:
«Jasper?».
«Tra farmi mettere le manette davanti ai fans e seguirla... "spontaneamente", ho scelto la seconda.».
«Ora che abbiamo chiarito la situazione, può anche tornare da dove è venuto signor... signor?».
«Cullen, avvocato Edward Cullen, agente?», Cullen? Questo nome non mi è nuovo... automaticamente mi porge il suo bel bigliettino da visita che prendo e mentre leggo, rispondo imitandolo:
«Swan, agente speciale Isabella Swan.».
«Bene agente... "speciale" Swan, amichevole o non amichevole, partecipo anch'io alla chiacchierata.», dichiara mettendosi seduto, «Dove eravate rimasti? Anzi, le dispiace cominciare dall'inizio?» chiede, accomodandosi meglio.
«Si calmi signor Hale, non è il caso di urlare.».
«Si calmi... Non è il caso... Come, come posso calmarmi?».
«Si rimetta seduto!».
«Dio, non sta succedendo a me tutto questo!» si risiede, appoggiando i gomiti sul tavolo e tenendosi la testa tra le mani.
Sono pronta a porgli un'altra domanda quando una furia spalanca la porta della sala interrogatori, facendo sobbalzare sia me che il sospettato:
«Tu, stai zitto!» lo ammonisce, «E lei, si ritroverà in guai seri. Il mio studio già ha inviato una querela...»
«Addirittura? E per cosa?», lo interrompo e non mi faccio intimidire. Nel frattempo faccio cenno all'agente che lo ha seguito, di non intromettersi e di chiudere la porta.
Dopo un primo momento di stupore, la furia, si avvicina al tavolo, poggia i pugni e si erge verso di me:
«Facciamo dello spirito. Sa benissimo che non può interrogare un sospettato senza il suo avvocato.».
Mi alzo anch'io assumendo la sua stessa postura, siamo una di fronte l'altro, certo con... trenta?... quaranta?... okay, con un bel po' di centimetri di differenza:
«E lei sa benissimo che questa cosa è valida solo se il sospettato richiede la presenza dell'avvocato.».
«Appunto!».
«Al signor Hale non sono stati letti i suoi diritti.», a questa mia affermazione gli escono gli occhi fuori dalle orbite. Quasi sbuffando, continuo:
«Il signor Hale non è in stato di arresto, è qui di sua spontanea volontà per rispondere a qualche domanda.», sempre più sorpreso, rivolge lo sguardo al suo assistito:
«Jasper?».
«Tra farmi mettere le manette davanti ai fans e seguirla... "spontaneamente", ho scelto la seconda.».
«Ora che abbiamo chiarito la situazione, può anche tornare da dove è venuto signor... signor?».
«Cullen, avvocato Edward Cullen, agente?», Cullen? Questo nome non mi è nuovo... automaticamente mi porge il suo bel bigliettino da visita che prendo e mentre leggo, rispondo imitandolo:
«Swan, agente speciale Isabella Swan.».
«Bene agente... "speciale" Swan, amichevole o non amichevole, partecipo anch'io alla chiacchierata.», dichiara mettendosi seduto, «Dove eravate rimasti? Anzi, le dispiace cominciare dall'inizio?» chiede, accomodandosi meglio.
Capitolo VI
Sono esausto.
Tutta la notte a sentire sempre le stesse domande, le stesse risposte, in quella stanza angusta, un caffè orribile e l'arpia che non ha ceduto un attimo.
E ancora non è finita.
Stiamo andando alla villa per la perquisizione. Che sperano di trovare poi?
Okay è la prassi, anzi no, non lo è.
Non hanno un mandato ma noi, soprattutto Jasper, siamo così gentili che gli abbiamo dato il permesso, visto che non nascondiamo nulla.
Che cazzata, non sono affatto un buon avvocato se permetto una cosa del genere, ma Jasper si è voluto mettere a completa disposizione.
Con grande gioia dell'arpia. Beh tanto arpia non è visto che non ha effettuato l'arresto e sta procedendo in sordina per non allarmare i media.
Infatti siamo passati dall'entrata secondaria della villa, secondaria... in realtà è la principale visto che Jasper vive nella dependance.
La villa è solo una facciata, un'idea di Rose, per tenere i curiosi il più lontano possibile. In effetti quest'entrata sembra non far parte del resto della proprietà.
Non facciamo in tempo a scendere dalle auto che Jasper si ritrova circondato dai nostri familiari.
Alice, mia sorella e sua compagna, è in lacrime. Credo che sia la prima volta che la vedo così, si abbracciano e si confortano a vicenda:
«Shhhhh... va tutto bene...».
«No, non va bene.».
«Vedrai che sistemiamo tutto...» le prende il viso tra le mani, le asciuga le lacrime con i pollici, «Guarda, c'è Edward... vuoi che non sistemi le cose?», rivolge lo sguardo verso di me, in attesa di una conferma.
«Certo che sistemiamo tutto, non dubiterai di me?», mi avvicino e l'abbraccio anch'io.
«No, non dubito di te ma...»
«Non c'è nessun “ma” Alice, ne usciamo fuori chiaro?».
«Chiaro.».
«È chiaro a tutti?», interpello con lo sguardo il resto della mia famiglia, che non mi delude e conferma con un cenno della testa.
«Bene. Ora... è possibile avere uno dei tuoi spettacolari caffè mamma? Ne ho veramente bisogno.», chiedo disperatamente.
«Certo. Ma... posso entrare mentre perquisiscono?», guardo interrogativo l'arpia non tanto arpia, sempre indisponente però.
«Sotto sorveglianza e... se ne offre uno anche a me.» risponde sorridendo, stupendomi.
«Caffè per tutti allora.».
«Perfetto. Qualcuno ha avvisato...».
«Sì, vi attende.».
«Bene, prima il caffè però.».
*****
Mi sento sempre così stordita, mai completamente lucida...
Non faccio altro che dormire.
Ma che altro posso fare rinchiusa in questa stanza?
C'è sempre questa luce flebile... da quando non vedo il sole?
I miei occhi saranno in grado di sopportare di nuovo la luce?
Soprattutto... riuscirò di nuovo a guardare il sole?
Riuscirò ad uscire di qui?
Capitolo VII
«E questo è tutto.».
«Beh, hai una bella gatta da pelare tesoro.».
«Già e dalle prime indagini che ho svolto, ho più domande che risposte.».
«Il tuo istinto cosa ti dice?».
«Che non è una coincidenza... entrambi i casi portano a lui e noi non crediamo nelle coincidenze.».
«Solo le prove hanno valore.».
«Però sono convinta della sua innocenza. Le prove dimostrano che lui è coinvolto, eppure, c'è sempre qualcosa che mi stona nel quadro complessivo.».
«Sai, il modus operandi del rapimento, mi ricorda un mio vecchio caso.».
«Vecchio quanto? Di questo secolo?» lo prendo in giro sorridendo.
«Fai poco la spiritosa piccola, ti do una pista ancora oggi.».
«Alla scrivania!» rincaro la dose ma la sua faccia di disapprovazione mi fa cambiare strada, «Dai, dimmi del tuo caso.».
«Una trentina di anni fa, ero ancora in servizio a Santa Barbara, io e il mio collega, indagammo sul rapimento di una ragazza: studentessa modello, tranquilla, non usava droga, sparì da un giorno all'altro, senza un apparente motivo.».
«L'avete trovata?».
«No, anche all'epoca non abbiamo potuto indagare più di tanto, era da poco diventata maggiorenne.».
«Quel poco che avete indagato, dove vi ha portato?».
«A niente. I genitori non avevano scheletri nell'armadio, amicizie normali, nessun ragazzo... se non ricordo male le sue tracce si persero al ballo di fine anno.».
«Il suo accompagnatore?».
«Era il sospettato più papabile, aveva alle spalle una famiglia disastrata: padre violento, madre alcolizzata ma... niente, non uscì fuori nulla.».
«Ovviamente hai copia del dossier a casa, o sbaglio?».
«Certo, nel mio archivio! Ti ho incuriosita?».
«Dare un' occhiata non farà male. Ho il tuo permesso?».
«Certo. Magari riesci a risolvere anche quel caso.».
*****
Ogni volta che mi sveglio trovo qualcosa.
Libri, vestiti, dei fiori, poesie, semplici frasi d'amore.
Sembra che mi stia corteggiando.
Ma chi? Chi mi sta corteggiando?
Perché non sono mai riuscita a vederlo?
Perché non mi sveglio quando entra?
Possibile che io dorma così profondamente?
Mi droga?
Eppure il cibo che trovo, non ha strani sapori.
Dalle pietanze che ho mangiato, dovrebbero essere passati tre giorni.
Mi staranno cercando?
Mi troveranno?
Capitolo VIII
«Sei arrivato finalmente. Cosa è successo? Si è chiarita la situazione? Ma che centra l'F.B.I.?».
Appena entro nello studio di mio padre, sono sommerso da una serie di domande.
«Calma... papà calma. Ora ti racconto tutto ma prima, ho bisogno di un goccio... è stato estenuante... e quell'agente è proprio un'arpia... bella ma...»
«Edward...» m'interrompe Carlisle.
«Sì, scusami. Tu ne vuoi?» chiedo, mentre mi servo dalla sua riserva segreta. «Ah già, non puoi... a che ora finisci?».
«Devo vedere un'ultima persona e ho finito. Ma mi vuoi informare? Che diavolo è successo?».
Mentre sorseggio il mio drink lo metto al corrente dell'accaduto:
«Tutto praticamente inizia con la sparizione di una ragazza, Oona Wallace, appena diciottenne. È sparita da casa da tre giorni, i genitori si sono rivolti allo sceriffo locale che non ha indagato più di tanto, visto l'età, ma loro non si sono arresi. Parlando con le amiche della ragazza hanno scoperto che era venuta a Los Angeles per incontrare il suo idolo...»
«Jasper...»
«Già...», dopo un attimo di riflessione riprendo il discorso «I signori Wallance appena arrivati, si sono rivolti direttamente alla sede dell'F.B.I.. All'inizio, anche qui non gli stavano dando credito ma poi è intervenuta... l'arpia. Lei stava seguendo il caso di un duplice omicidio...»
«Omicidio? Ma cosa...».
«Sembra che le vittime siano degli operai edili che hanno svolto gli ultimi lavori alla villa di Jasper.».
«Ma questo non vuol dire niente.».
«O vuole dire tutto.», mi verso un altro goccio. «L'arpia ha pensato bene di indagare visto che in entrambi i casi esce fuori il nome di Jasper.».
«E?».
«Dal computer di Oona risultano delle chat intercorse con... JH, di quasi un anno. Nelle più recenti ci sono gli accordi per incontrarsi. Hanno ricostruito il viaggio di Oona per arrivare a Los Angeles: il pullman che ha preso, il taxi che l'ha lasciata alla villa dove si sono perse le tracce della ragazza. Il tassista afferma che l'ha vista entrare prima di ripartire.».
«Lo hanno... hanno arrestato Jasper?».
«No, per il momento no. Hanno perquisito tutta la proprietà, hanno sequestrato tutti i dispositivi tecnologici ma può restare a casa, sotto sorveglianza ovviamente.».
«Eri presente?».
«Certo, appena finito con loro sono corso qui per aggiornarti.».
«Sarai distrutto, grazie.».
«Non c'è bisogno dei ringraziamenti, papà.».
«Hai avuto problemi allo studio? Seguirai tu il caso?».
«Per il momento le indagini sono riservate, non c'è una causa ufficiale, quindi ho preso delle ferie arretrate e fortunatamente non mi hanno fatto storie. Poi vedremo come andranno le cose. Possiamo andare? Ti stanno aspettando tutti.».
«Sì, devo vedere una persona e sono pronto. Anzi, accompagnami così te la presento, lavorava in polizia magari ci può dare qualche consiglio. Poi andiamo via insieme.».
«Okay ma io devo passare prima da casa, per prendere qualcosa e poi vi raggiungo da Jasper.».
«Rimarrai da loro?».
«Sì, almeno se serve sono subito disponibile.».
«Bene, andiamo.».
Capitolo IX
«Sbaglio o ti piacciono?».
«Non sbagli. Sono molto uniti. Tutti si sono stretti intorno al familiare in difficoltà. Ma questo, bene o male, lo trovi in tutte le famiglie. Loro sembrano una cosa sola. È bellissimo il fatto che lavorino tutti insieme o quasi.».
«Parlami di loro.».
«C'è Jasper: il nuovo cantante rock. Lo conosco di fama, mi piace la sua musica e non solo a me visto che appena esce qualcosa di nuovo balza al primo posto nelle classifiche. C'è Alice: la sua compagna e la sua style coaching, devo dire che fa un ottimo lavoro. C'è Emmet: fratello di Alice e guardia del corpo di Jasper, mai ruolo è stato più azzeccato, è un armadio. C'è Rosalie: moglie dell'armadio e manager del cantante. Anche lei è in gamba, a chi verrebbe in mente di comprare una villa di facciata e far vivere l'idolo nella dependance, con tanto di maggiordomo che si occupa di far vedere che la villa è abitata, ci fosse qualche fan, giornalista nei paraggi. Praticamente ci vive lui nella villa, Jasper ci passa poco tempo, certo la dependance non è che fa schifo eh. Situazione studiata bene: casa patronale, piscina, dependance. Il tutto immerso nel verde del giar... no direi più parco che giardino. C'è mamma Esme: suocera del divo, non rientra nel suo entourage ma fa un ottimo caffè e ne avevamo tutti bisogno. Infine c'è Edward: l'avvocato.».
«Dal tono che usi, deduco che ti ha dato filo da torcere.».
«Non molto ma sa il fatto suo. È il fratello di Emmet e di Alice. Sta facendo carriera presso un rinomato studio legale.».
«Sei arrossita. Ti piace?».
«Papà! Ma che dici?».
«Sarà... non scordarti che so indagare anch'io.».
«Lo so, lo so. È anche per questo che te ne ho parlato.».
«Hmmm...».
«Cosa c'è? Senti dolore da qualche parte?».
«No, no, sto bene. Solo che...»
«Cosa?».
«Hai chiamato tutti per nome Bella, mi devo preoccupare? Non stai familiarizzando troppo?».
«Oh... non me ne ero accorta.».
«Okay mi preoccupo.».
«Ma no, stai tranquillo. Con loro sono molto professionale. Con te mi sto lasciando andare. Sicuramente come famiglia mi ha colpito, positivamente, ma non ti devi preoccupare.».
«Basta che rimani concentrata sulle indagini e che non ti fai fuorviare dalla simpatia che provi. Sono tutti indagati in fondo.».
«Già. Mi rimane di parlare con il padre, il suocero di Jas... Hale...», mio padre m'interrompe con una risata:
«Non ti devi correggere con me ora.» ridiamo insieme.
«Il capofamiglia Non era in casa, non si è potuto assentare dal lavoro. A proposito, so che fa il medico, oddio... non avevo collegato.».
«Cosa non hai collegato?».
«Credo, anzi sicuramente, il padre è...», stavolta vengo interrotta dal bussare alla porta.
Capitolo X
«Buona sera signor Swan. Oh c'è anche sua figlia, spero di non disturbare.».
«Affatto dottor Cullen, si accomodi pure.».
«Volevo vedere come procede e volevo anche presentarle mio figlio.».
«Suo figlio?».
«Sì, abbiamo un problema e magari potrebbe darci un consiglio visto la sua esperienza lavorativa.».
«Se posso esservi utile, volentieri.».
«La ringrazio molto. Edward?», appena mi chiama entro nella stanza e inevitabilmente:
«Cullen!».
«Swan!», mi ritrovo l'arpia davanti e se non fosse tragica, la situazione, sarebbe anche comica visto le facce di tutti gli occupanti della stanza.
«Conosce mio figlio?», le chiede mio padre stupito.
«Non proprio...», risponde l'arpia acidamente.
«Come, abbiamo passato tutta la notte insieme. Così mi spezzi il cuore, tesoro.» le rispondo appoggiandomi una mano al centro del petto.
«Come scusi?», mi chiede scioccato suo... deduco sia il padre.
«Papà non è come dice... cioè sì ma anche no.» risponde in difficoltà e... arrossendo?
«Sì o no?» hmmm, mi sa che si sta agitando.
«Edward... scusi mio figlio signor Swan, gli piace fare lo spiritoso.».
«Beh ma che abbiamo passato la notte insieme è vero, giusto Swan?».
«Sì ma non per quello che fa intendere lei...».
«Bella?», il padre chiede ansioso spiegazioni.
«Lui è l'avvocato del mio sospettato. Ho appena collegato la parentela ed era quello che stavo per dirti prima che ci interrompessero.», ovviamente lo sguardo irritato è tutto per me.
«Oh l'avvocato...» e squadrandomi aggiunge, «Ora capisco...».
«Cosa?» chiedo curioso della sua affermazione ma la voce stridula di lei lo blocca.
«Papà...».
«L'arpia?» mi chiede stupito mio padre, indicando lei.
«Come arpia? Mi chiama così Cullen?», ops.
«Beh come dargli torto, immagino come lo hai strizzato a dovere.» oh mi piace il vecchio.
«Papà...» sempre più esasperata.
«Effettivamente, una bella strizzata me l'ha data. Anche se avrei preferito...»
«Edward...».
«...okay, meglio che mi fermi qui.».
«Sì, credo che sia meglio ragazzo.».
«Mi spiace conoscerla in queste circostanze Signor Swan, sono Edward Cullen.», ci stringiamo la mano. «Mi scusi per le battute, sa, la stanchezza...», sorridiamo entrambi. «A questo punto, alla luce dei nuovi fatti, mi sa che non può parlare con i... "sospettati".».
«Non mi sembra che “l'arpia” sia stata così fiscale con voi.».
«Sorprendentemente.».
«Attento Cullen, potrei sempre cambiare idea.», bentornata acidità.
«Scusatemi, non immaginavo...»
«Non c'è da scusarsi dottor Cullen, nessuno di noi poteva immaginare una correlazione.».
«Bene, direi che la sua guarigione procede ottimamente. A breve potrà tornare a casa.» dice mio padre sfogliando la cartella del paziente e preferendo cambiare argomento. «Ovviamente per un periodo dovrà essere controllato, soprattutto nell'alimentazione.».
«È proprio necessario?».
«Con il cuore non si scherza signor Swan.».
«È inutile che ci provi papà. Inoltre da me la tua camera è già pronta. E non si discute!».
«Credo che abbia ragione l'avvocato, sei proprio un arpia.», lei sbuffa, non posso non ridere e intervenire, guadagnandomi un altro sguardo omicida.
«Se preferisce posso offrirle asilo politico da me.».
«Quasi quasi, ci faccio un pensierino.».
«Grazie papà, posso sempre contare su di te.».
«Meglio andare Edward, prima di peggiorare la situazione. Signor Swan, signorina, togliamo il disturbo».
«Alla prossima dottore. Edward.».
«Buona serata, signore.».
«Beh visto che mi offri asilo... puoi chiamarmi Charlie», mi dice strizzando l'occhio.
«Allora preparo la camera, Charlie.» rispondo stando al gioco, «“Agente”.» strano, non mi ha sorriso come ha fatto con mio padre.
Appena fuori la stanza, mio padre, dopo una bella strigliata per il mio comportamento, mi comunica che deve tornare in studio per prendere la valigetta. Io intanto vado, visto che devo passare prima da casa e ci vediamo direttamente da Jasper.
Prendo l'ascensore e mentre si sta per chiudere:
«Un momento per favore.».
Immediatamente, al suono della sua voce, blocco le porte.
Capitolo XI
«Cullen.».
«Swan, prego accomodati.».
«Hmmm... Prendo il prossimo.».
«Davvero Swan? Capisco... meglio non rimanere sola con me.».
«Da quando è passato al tu?» decide di entrare.
Le porte si chiudono e l'ascensore parte.
«Non mi sembra di averle dato tale confidenza.», rincara la dose.
Il suo sguardo è così tagliente ma invece di ottenere l'effetto voluto, non fa altro che indurire ancora di più, se è possibile, l'erezione che ho... da ormai ventiquattro ore.
E non so veramente cosa mi dice la testa: sarà la situazione, sarà la sua superbia, sarà il suo inspiegabile fascino, sarà la colonna di marmo che ho nei pantaloni.
Non lo so, so solo che quello che accade, è quello che voglio.
«Mmpf... fanculo tutto.», con il mio corpo l'attacco alla parete e m'impossesso delle sue labbra.
Le mani a prendere le sue e portarle accanto alla testa, evitando una sua qualsiasi reazione.
Inaspettatamente sento le sue labbra schiudersi alle mie, ne approfitto, cerco la sua lingua.
Al loro contatto entrambi gemiamo e vado fuori di testa.
Il mio bacino si anima di vita propria e le va incontro, cerca la sua intimità.
Le libero i polsi, comincio a vagare sul suo corpo, mi fermo quando incontro la pistola... ma è solo un attimo.
Aggiro l'ostacolo e mi approprio dei suoi glutei, le sollevo una gamba per sentirla meglio e la sento, nonostante i pantaloni, è calda.
È pronta per me, sono pronto per lei.
Le do un'ultima spinta e rimango lì, tra il suo calore.
Mi struscio su di lei in maniera vergognosa ma non ne posso fare a meno.
Mi stacco dalle labbra appoggiando la fronte sulla sua, entrambi abbiamo il fiatone, neanche avessimo corso la cento chilometri.
Lentamente la sua gamba scivola tornando col piede a terra.
La lascio andare.
Rimaniamo così, occhi negli occhi, senza parlare, forse andando oltre con i pensieri, la mia mano sul suo collo, il pollice le sfiora le labbra.
E non riesco, non riesco a stare fermo.
Sto per baciarla di nuovo quando il campanello dell'ascensore suona, avvisandoci che la nostra corsa è finita.
Quando le porte si aprono, lei è già fuori e la perdo tra la gente.
Capitolo XII
Cos'è questo tamburo che disturba il mio sonno?
«Edward?».
Chi mi chiama? Lentamente apro gli occhi, ci metto un po' a realizzare dove mi trovo.
«Edward?».
«Sì. Avanti.».
«Scusa non avrei voluto disturbarti ma...».
«Dimmi che è caffè quello e... soprattutto che è per me.», Alice sorride e mi porge la tazza. Ne sorseggio un po' e sembro riprendere vita. «Allora, che succede?».
«C'è l'agente Swan.» al solo nominarla tutti i miei sensi, ho detto tutti, si risvegliano e sono pronti. «Vuole parlare con te.», mica mi vorrà fare il cazziatone ora?
«Ho il tempo di una doccia?».
«Sì, ha detto di fare con comodo.».
«Wow, che gentilezza.».
«Beh lo è stata con noi, no?».
«Sì, lo è stata. Dille che arrivo subito.».
Finisco il caffè e mi butto in doccia, dove il mio corpo trova un po' di sollievo, sempre in tutti i sensi.
Dopo essermi asciugato, indosso il pantalone di una tuta leggera e una maglietta.
Mentre scendo le scale, la vedo parlare con Jasper e Alice, indossa un semplice jeans con una maglia e un giacchetto. Mi piace ancora di più senza quell'aria austera che le conferisce il completo da... “agente speciale”.
Finalmente mi nota, mi squadra e sembra non disprezzare ciò che vede, sbaglio o arrossisce?
Dopo i convenevoli, preferisce parlare da sola con me per non creare false speranze a Jasper. Ci spostiamo in giardino lontano da occhi e orecchie indiscreti.
Ieri sera dopo essere uscita dall'ospedale è andata a casa del padre per prendere il fascicolo di un vecchio caso. Lo ha studiato e ha trovato delle somiglianze, almeno per quanto riguarda il rapimento. Secondo lei approfondire non sarebbe una cattiva idea.
«E vuoi, cioè vuole... Mmpf... Cazzo Swan ti ho infilato la lingua in bocca e ancora ti devo dare del lei? Tra l'altro vorrei infilare...».
«Non ti conviene andare oltre, se vuoi venire con me.».
«Come posso “venire” con te, se non vado oltre.» mi avvicino pericolosamente a lei, è più forte di me, in sua presenza il mio corpo reagisce e agisce.
«Cullen...» mi blocca, mettendo le sue piccole mani sul torace, ma non fa forza. «Se inizi così è meglio che vada da sola.».
«Okay, mi accontento dell'essere passati al tu, per il momento. Farò anche il bravo ragazzo...», mi avvicino per soffiarle nell'orecchio «... finché non mi dirai di smettere di esserlo.» e la vedo la sua pelle che s'increspa al mio soffio, come vedo il sorriso che le nasce sulle labbra, anche se cerca di nasconderlo.
Dopo essermi cambiato e aver preparato un borsone ci mettiamo in viaggio, durante il quale mi ragguaglia sui fatti: dopo aver studiato il fascicolo del padre, ha fatto una ricerca nella banca dati dell'F.B.I., sono usciti fuori una ventina di casi irrisolti, compreso quello di suo padre, il primo.
Tutti con lo stesso modus operandi: ragazze appena diciottenni, sparite all'improvviso e di cui non si è saputo più nulla. A parte il primo caso, dove la sparizione è avvenuta al ballo della scuola, le altre avevano sempre allacciato rapporti via web con personaggi più o meno famosi. Le ragazze accettavano l'invito all'incontro con il vip di turno, una volta giunte a destinazione, se ne perdevano le tracce.
Bella, come la posso chiamare ora, dopo che siamo passati al tu, è convinta che approfondendo le indagini del padre, si possa sciogliere il bandolo della matassa.
Siamo a Santa Barbara, abbiamo già parlato con la famiglia di Jenna, la prima ragazza scomparsa. Ovviamente i genitori sono morti ma il fratello ci ha dato il permesso di dare un'occhiata all'unica cosa rimasta della fanciulla, una scatola con i suoi effetti personali, che la madre ha custodito con gelosia fino al giorno della sua morte.
Bella ha visionato attentamente ogni oggetto custoditovi, prendendo appunti.
Per quello che all'epoca fu il sospettato, non siamo stati così fortunati. L'unica cosa che abbiamo è una foto presa dall'annuario scolastico.
Essendo stanchi entrambi, visto i giorni passati, decidiamo di pernottare qui.
Dopo una doccia ristoratrice, opto sempre per una maglietta e un pantalone della tuta per andare a cenare da lei.
Quando mi apre la porta noto con piacere che ha avuto la mia stessa idea nel vestirsi.
Mi fa accomodare e già noto una serie di documenti e foto sparse sul pavimento accanto al letto.
Ha deciso di stare nella sua camera invece di scendere al ristorante, per parlare tranquillamente di quello che abbiamo sui vari casi.
Ed è quello che facciamo, guardo anch'io la documentazione, i rapporti, le foto, ne discutiamo, facciamo ipotesi ma non ne veniamo a capo.
Prima, durante e dopo cena.
Ogni tanto m'incanto a guardarla e lei mi riporta all'ordine.
Ma è del tutto inutile, è chiaramente nuda sotto e questo pensiero mi distrae spesso e volentieri.
Vedo ogni tanto i suoi capezzoli inturgidirsi... quando la sfioro occasionalmente, quando la guardo... vorrei prenderli tra le labbra e succhiarli, leccarli, baciarli.
È così innocente e così sensuale allo stesso tempo.
Se ne sta lì, seduta a gambe incrociate, studiando i documenti, succhiando la matita che tiene tra le labbra.
Cazzo... perché non succhi me.
La vedo dura!
Molto dura, fare il bravo ragazzo.
Capitolo XIII
«Cullen ma mi ascolti?», l'ennesimo richiamo all'ordine mi scuote ma non come vuole lei, o forse si.
Lentamente a carponi mi avvicino a lei, la blocco tra me e il letto, con il naso percorro la sua mandibola, le sue mani sulle mie spalle per mantenere le distanze.
«Cul... Cullen...», la mia lingua gioca con l'orecchio prima di lasciarle un piccolo morso.
«Dimmelo Swan.».
«Co... sa?»
«Dimmelo.» ci guardiamo negli occhi, mentre i nostri respiri già non sono più regolari.
Sa benissimo cosa deve dirmi.
Si morde il labbro, sembra pensarci... nessuna parola esce dalla sua bocca.
Rinuncio, emetto uno sbuffo abbassando lo sguardo, «Okay... è meglio che vada.».
Mi trattiene e finalmente le sento quelle parole:
«Smettila Cullen.» di nuovo occhi negli occhi, «Smettila, di fare, il bravo, ragazzo.» e non me le faccio ripetere, sono sulla sua bocca che diventa mia, la consumo.
Non so da dove esce fuori questo mio lato animalesco, ma esce.
«Cazzo Swan... pensavo che... non me lo avresti... mai detto.» le dico uscendo ed entrando dalla sua bocca.
«Sarei... pazza... a non dirtelo.».
Siamo in ginocchio l'uno di fronte l'altra, divorandoci a vicenda mentre le mani esplorano i nostri corpi.
Senza chiederle il permesso le tolgo la maglietta, a lei non dispiace anzi mi imita. Finalmente posso assaggiare quei capezzoli turgidi che mi hanno tormentato per buona parte della serata, ora posso punirli come voglio ed è quello che faccio con la bocca e con la mano.
I suoi gemiti aumentano il mio desiderio ed eccolo il mio bacino che sente la necessità di muoversi, di congiungersi a lei, come una calamita attirata dal magnete.
Con il mio corpo la sdraio a terra, le sono sopra, la mia mano inizia ad abbassarle la tuta:
«Swan... dove sono... finiti... i tuoi slip?».
«Non mi... sembra... che tu... li abbia...» risponde intrufolandosi nella mia tuta.
«Hmmm... siamo fatti l'uno per l'altra...», inizio ad esplorare l'infranto che tanto anelo mentre lei, da brava contorsionista, elimina entrambe le nostre tute.
Le regalo il primo orgasmo ed è così bella mentre gode, che non posso fare a meno di farla mia in un'unica spinta.
Dove sono? Questo è il paradiso.
Mai luogo è stato più accogliente per me.
«Hmmmm... ti prego... muov...».
«Shhhh... fammi gustare questo momento.» me lo assaporo tutto, il piacere che provo nello stare dentro di lei, lei si gode lo stare attorno a me.
Inizio a muovermi seguendo le sue ultime contrazioni, prolungandole l'orgasmo.
«Sei così bella, Bella.», non ha la forza di rispondermi ma il suo sorriso, i suoi occhi velati dal piacere, valgono mille parole.
Mi guarda profondamente, la sua mano mi accarezza dolcemente il viso, passa alla schiena e quando arriva ai glutei diventa più possessiva scatenando l'animale che, a quanto pare, è in me.
Pompo dentro di lei, le mani la stringono, la toccano dove possono, la bocca la bacia, la lecca, la morde.
Lei mi viene dietro e di nuovo gode, stavolta insieme a me.
Ma non mi accontento, non si accontenta.
Lei possiede me, io possiedo lei per tutta la notte.
*****
E adesso?
Cos'è questo vestito?
Sembra il classico vestito da mettere al ballo di fine anno.
Infatti c'è anche il corsage.
E un biglietto.
"Per te mia piccola diletta.
Indossa questi doni per me.
Perdonami se fino ad oggi
non ci siamo potuti incontrare
ma ora è arrivato il momento.
Il nostro momento."
Lo vedrò.
Finalmente posso incontrarlo.
Finalmente le mie domande avranno una risposta.
Finalmente... ma l'angoscia mi blocca il respiro.
Capitolo XIV
Con calma ci siamo rimessi in viaggio, stavolta guido io, la mia Bella sta riguardando tutto quello che abbiamo, la musica in sottofondo.
«È come se qualcuno si fosse impossessato dell'identità di Jasper... un alter ego di JH...».
«Non mi sembra che Jasper soffra di... doppia personalità?».
«Sì, lo so che non è il termine giusto, ma passamelo... Ricapitolando: gli informatici dell'F.B.I. hanno confermato che tutti i social di JH sono stati hackerati. Persino i conti bancari, visto che il viaggio della ragazza risulta pagato da Jasper. Oona è partita convinta di incontrare il suo idolo ma così non è stato. Le sue tracce si fermano davanti alla villa, se non dentro. La cella telefonica conferma la sua presenza, poi più niente. L'S.I....»
«Soggetto ignoto?».
«Sì. L'S.I. deve averla aspettata nascosto, in qualche modo stordita e prelevata.».
«Mi sembra strano che qualcuno sia riuscito ad entrare nella villa senza essere visto.».
«È quello che penso anch'io e... come si chiama il maggiordomo?».
«Aro.».
«Ecco sì, Aro, ha detto che nessuno è passato in villa quel giorno. Le telecamere lo confermano.».
«A meno che non siano stati manomessi i video.».
«Sto aspettando la risposta dei tecnici.».
«Ma se lo fossero stati vuol dire che...».
«Esatto, solo Aro avrebbe potuto.».
«Pensi davvero che sia stato lui?».
«È l'unico abbastanza vicino a Jasper, oltre alla famiglia, per altro già scagionata, che poteva farlo.»
«Hai indagato su di me Swan?».
«Ovvio!», improvvisamente mi sento a disagio, avrà saputo dei locali che frequento? Niente di che, club esclusivi dove si può conoscere la compagna giusta per la notte, senza problemi e senza complicazioni. «Tranquillo Cullen, il passato è passato, se rimane tale.».
«Se farai parte del mio futuro... certamente!».
«Ne riparleremo... Ora, oltre al fatto che solo lui poteva manomettere i video e smentire il tassista... c'è anche il duplice omicidio.».
«I due operai che hanno fatto i lavori.».
«Sì. La cosa che proprio non mi torna sono i lavori fatti alla piscina.».
«La stanza sotterranea per il filtraggio e il riscaldamento dell'acqua?».
«Proprio quella. Dalle planimetrie risulta essere il doppio di quella che effettivamente ho visto facendo l'ispezione.».
«Pensi che ci sia una...».
«Stanza nascosta. Il giorno della perquisizione non ci ho fatto caso più di tanto, i disegni li ho visti dopo, quindi non ho cercato bene, non ho visto nessun pannello che potrebbe nascondere un'altra camera.».
«Questo lo possiamo verificare subito.».
«Calmati Cullen, sei un civile non un agente.».
«Beh ma sto imparando bene.».
«Shhhh questa musica...», alza un po' il volume.
«Ti piace l'opera?».
«Dove l'ho sentita... sì, alla villa, durante la perquisizione e...» mettendosi in ginocchio sul sedile e offrendomi la vista del suo bel fondo schiena... che spettacolo, rovista tra le cartelline sui sedili posteriori. «Ecco cosa mi ha lasciato perplessa della scatola di Jenna, la prima ragazza scomparsa. Fogli e fogli con diecimila versioni di questa canzone, con dediche del ragazzo che l'accompagnò al ballo.».
Non facciamo in tempo a fare supposizioni che le arriva una mail. La apre e il suo sguardo si ghiaccia.
«Cosa?». Lentamente gira il suo iphone, dallo schermo vedo la foto del ragazzo sospettato all'epoca, che lentamente, con un programma d'invecchiamento, si trasforma in... Aro.
«Cullen, accellera.».
Quando arriviamo alla villa non aspettiamo i rinforzi che Bella ha chiamato, iniziamo a cercare Aro ma in casa non lo troviamo, c'è solo la “Serenata d'amore” che si diffonde per le varie stanze. Decidiamo di andare nella camera di filtraggio della piscina, controlliamo le pareti ma non sembra esserci un varco per accedere da qualche altra parte. Poi li vedo... due pulsanti per l'allarme antincendio. Perché due?
In rigoroso silenzio, li faccio notare a Bella. Prima di attivarne uno, lei sfodera la sua arma e mi da l'okay per agire. Il primo pulsante che attivo è effettivamente l'allarme, lo blocco subito ma la nostra presenza ormai è rivelata. Il secondo pulsante fa scorrere la parete e ci rivela un piccolo tramezzo prima di una porta semi aperta. Bella si mette in posizione frontale, io di lato, apro totalmente la porta che ci rivela una ragazza terrorizzata, con puntato alla gola un coltello, nelle mani di un Aro allucinato.
Bella, comincia a parlarci, lui risponde, la ragazza piange, prima sembra che Aro stia cedendo, poi pare non ci sia niente che lo possa convincere a lasciare andare Oona, si altera, Bella si è avvicinata troppo, è pronto per tagliare la gola a Oona... uno sparo squarcia l'aria.
Finalmente in serata, Bella riesce a tornare da noi per aggiornarci: Aro, volutamente ferito di striscio dalla mia “agente speciale”, è in ospedale ma ammanettato.
Sconterà la pena per tutti i venti rapimenti e purtroppo altrettanti omicidi, messo alle strette ha confessato tutto, anche i luoghi di sepoltura, almeno i familiari avranno ora una tomba su cui piangere.
Tutto è iniziato trent'anni fa, al famoso ballo di fine anno di Jenna.
Aro era follemente innamorato della ragazza che non corrispondeva i suoi sentimenti, quando è stato rifiutato è scattato qualcosa nel suo cervello, Jenna morì quella stessa sera. In seguito lui cambiò città e identità, facendo perdere le proprie tracce.
Dopo iniziò con i rapimenti: si faceva assumere a servizio in case di persone famose, ovviamente con credenziali false, come tutto di lui del resto, quando vedeva una fan che gli ricordava Jenna, iniziava il corteggiamento via web e finiva sempre allo stesso modo e la giostra riniziava in un altra città, con una nuova identità... fino ad arrivare da noi. Se non avesse commesso l'omicidio degli operai, colpevoli di conoscere la stanza segreta, forse se la sarebbe cavata anche stavolta.
«La ragazza sta bene?», chiede mia madre apprensiva.
«Oona sta bene e finalmente ha riabbracciato i suoi genitori.».
«La ringrazio molto signorina cioè agente...»
«Non c'è bisogno di ringraziarmi, signora, ho fatto solo il mio dovere.».
«No!», ci giriamo tutti verso Alice «Ha fatto molto di più, ha creduto nell'innocenza di Jasper… ha indagato senza renderlo pubblico... è andata oltre e la ringrazio, ti ringrazio per questo.», inevitabilmente scatta l'abbraccio, altrimenti non sarebbe mia sorella.
«Alice ha ragione», interviene mio padre, «Come possiamo ringraziarla?», a quel punto si alzano dei mormorii da tutti: «È vero.», «Sì, papà ha ragione», «Sì, le dobbiamo molto.».
«Io direi, che intanto...» intervengo azzittendo tutti, «... possiamo cominciare a darle del tu, giusto Bella?», oh eccolo il mio sguardo assassino da cui non mi faccio intimidire anzi, prima di continuare le abbraccio la vita, «Poi, gradirebbe un autografo di JH...magari sul nuovo cd ancora non pubblicato...»
«Certamente.», risponde pronto Jasper.
«... e possiamo invitarla a cena, la prima di tante... dico bene Bella?».
«Non dovevamo prima riparlarne?», mi dice sottovoce... come se non la sentissero.
«Non c'è nulla di cui parlare, siamo un dato di fatto ormai.», le dico fissandola negli occhi dove, lo vedo, si perde.
«Allora, rimani a cena... Bella?».
Senza interrompere il dialogo dei nostri occhi, risponde:
«Volentieri, signora Cullen».
«Se tu sei Bella, io sono Esme.».
«Accetto volentieri, Esme.».
«Bene, brava la mia “agente”».
E come sempre, da quando la conosco, il mio corpo ha bisogno di lei.
Le mie labbra calano sulle sue e prima che m'impossessi della lingua, la mia famiglia ci lascia la giusta privacy... non senza affermazioni, applausi e fischi vari, da parte dei miei fratelli e cognati ma l'unico che ci rimette è Emmet, messo a posto da Rosalie, come sempre.
FINE















Nessun commento:
Posta un commento